Fabrizio Azzolini (Presidente Genitori Insieme Onlus):

«Siamo al bullismo istituzionale. Basta scambiare la scuola come aula di Tribunale»

“Chiamo il mio avvocato!” Sempre più genitori si rivolgono a un legale per dirimere i contenziosi con la scuola se il figlio ha commesso un danno o infranto le regole. L’ultimo caso è avvenuto a Treviso, dove un ragazzo maggiorenne ha denunciato l’istituto per sequestro illegittimo e abuso di potere.

Ecco la storia in breve: durante la lezione, il giovane manda messaggi con il suo cellulare. Il professore in quel momento in classe applica il regolamento della scuola e una circolare ministeriale, sequestrando il telefono da riconsegnare poi ai genitori. Lo studente ribadisce di essere maggiorenne, pretende lo smartphone e per questo denuncia la scuola.

Dalle pagine di un quotidiano locale (Il Gazzettino del 25 gennaio 2017), l’avvocato che difende il ragazzo cerca, a suo modo, di conciliare: «Con le scuse da parte della scuola penso si possa ricomporre tutto».

«In casi come questi – commenta Fabrizio Azzolini, presidente di Genitori Insieme Onlus –, non solo assistiamo allo spostamento nelle aule giudiziarie del regolare processo educativo caratteristico della scuola ma anche a quello che chiamo “bullismo istituzionale”».

«Ė semplicemente una follia dire: se il preside e il docente si sottomettono e chiedono scusa, allora lo studente e il suo legale possono anche passare sopra la cosa. La scuola infatti non può scusarsi per aver esercitato il proprio dovere nel far rispettare il regolamento. Non è ancora diventata la casa delle prevaricazioni. Tanto meno un’aula di Tribunale, dove si giudica e si punisce».

«Piuttosto – conclude Azzolini – nell’ottica di una corretta educazione del giovane, sarebbe stato apprezzabile un intervento e una posizione ferma dei genitori che pure vengono indicati come corresponsabili, insieme agli insegnanti, dalla circolare ministeriale sull’uso dei cellulari in classe per quanto riguarda la corretta applicazione delle regole interne all’istituto».

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